Dr PAGANOTTI CLAUDIO – CURRICULUM VITAE
Dr PERROTTI ARDUINO

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LABIOPLASTICA

Le piccole labbra, due pieghe anee  d’aspetto mucoso  poste ralmente all’apertura vaginale, eralmente  non  sono  visibili, qualche volta sporgono dalla sura vulvare, in maniera più o no prominente. Tale ipertrofia delle piccole labbra, generalmente è d’origine congenita, pertanto assicurare la donna, ma anche i suoi parenti, che si tratta solo di una particolarità anatomica. Nella maggior parte dei casi è asintomatica, ma certe volte provoca dolori durante i rapporti sessuali (ad es. nella penetrazione il piccolo labbro esuberante ostacola l’introduzione del pene), irritazioni durante attività sportive (ad es. ciclismo, ippica, motociclismo) o l’uso d’abiti particolarmente attillati, senza infine tralasciare il disagio psicologico.

L’intervento ha come obiettivo la scomparsa di questi disagi, dovuti a piccole labbra troppo prominenti o cadenti. Dura circa 20 minuti, prevede la rimozione del tessuto esuberante fino ad ottenere un’armonia di dimensioni e forma tra le diverse parti intime. Di solito è praticato in anestesia generale e il ritorno a casa avviene il giorno dopo l’intervento. La zona è medicata e, dopo 3-4 giorni, è controllato il processo di guarigione. Le suture, realizzate con filo chirurgico riassorbibile, a base di acido ialuronico, scompaiono dopo 2-3 settimane, senza lasciare segni evidenti. Un gonfiore, talora fastidioso, e piccoli lividi possono essere visibili per 7-10 giorni. È apprezzabile una scrupolosa igiene intima per favorire la cicatrizzazione, senza correre rischi di infezioni considerando l’umidità costante della zona. Sono sconsigliate per 2-3 settimane le attività sportive, come andare in bicicletta. I rapporti sessuali, infine, possono essere ripresi dopo 4-6 settimane.

La durata del risultato dell’intervento è permanente, senza subire grosse variazioni nel tempo. I possibili rischi (oltre a quelli legati all’anestesia) sono le infezioni, gli ematomi, la ritardata guarigione della ferita, il dolore persistente, le aspettative non realistiche.

RIVERGINATION

L’imene ripristinato La rivergination è una pratica antica di secoli, ma spesso marginalizzata o ignorata. Già nel 1100 Trotula de Ruggiero, dottoressa della Scuola Medica Salernitana, descriveva  alcune  procedure  per  ripristinare l’imene. Una di queste era di preparare una decozione di erbe con puleggio e calaminta, aggiungere zucchero, allume, bianco dell’uovo e farne una lavanda per sottoporre a ripetute abluzioni le “pudenda” prima dell’amplesso. L’obiettivo era di edemizzare o congestionare l’ostio vulvare, in modo da restringere l’aditus e quindi dare all’amplesso la sensazione della prima volta.
Imene o Imeneo, dal greco Hymenaios, significa fiore della verginità delle fanciulle. Era un dio greco, figlio di Afrodite e Dioniso, che proteggeva il rito del matrimonio. Secondo una leggenda  camminava  alla  testa  del  corteo nuziale e avrebbe perso la voce o la vita cantando alle nozze di Dioniso.

 L’intervento chirurgico

Oggi l’intervento di rivergination è particolarmente richiesto da donne immigrate musulmane che, per ragioni culturali o religiose, hanno necessità di arrivare vergini al matrimonio, ma anche da donne occidentali per un generale ringiovanimento dei genitali o per un desiderio di una seconda “prima volta”. Altre motivazioni sono quelle quando i genitori richiedono la riparazione dell’imene della figlia perché rotto in seguito a un trauma accidentale o la ricostruzione perché nata senza imene. In casi selezionati la richiesta è di tipo psicologico per recuperare un’integrità violata senza un consenso  consapevole.  L’obiettivo  della  rivergination è di ottenere la sensazione di verginità anatomica. I frammenti imenali sono riavvicinati mediante suture, con filo riassorbibile (imenorrafia). Se i residui imenali sono insufficienti è impiegata una piccola porzione della mucosa va- ginale (imenoplastica). L’operazione è eseguibile in regime day-hospital, in anestesia locale  o  generale  e  dura  circa 30-60  minuti.  In  realtà,  l’imene una volta lacerato, non può essere veramente ricostruito: quello che si può fare è ridurre l’anello imenale. Così come non c’è sempre sanguinamene nella rottura dell’imene originale è possibile che non ci sia anche dopo l’intervento.

Comunque è bene rilevare che si tratta di un’operazione, con i suoi rischi e complicanze (ematomi, infezioni, difficoltà a cicatrizzare, eccessivo restringimento). La guarigione avviene nel giro di qualche settimana, quando i fili di sutura sono riassorbiti. Il ritorno alle attività quotidiane, compreso il lavoro, in genere avviene il giorno successivo. La ripresa dei rapporti sessuali dopo un mese. Le alternative In Egitto, è in voga un sapone con effetto astringente, in grado di dare la sensazione di una membrana imenale integra: il “verginity soap”. In India, una crema vaginale a base di sostanze naturali con proprietà astringenti, vasodilatanti e antiossidanti, che restituisce la verginità: la “18again”.